La tecnica della visualizzazione nella Psicologia dello Sport

 

“Un viaggio di scoperte
non consiste nel trovare nuovi paesaggi,

ma nell’avere occhi nuovi”. 

Marcel Proust

Gli spettatori di gare e prestazioni sportive vivono intensamente le performance degli atleti con forza, vigore, divertimento e foga.
E ogni volta, soprattutto se le prestazioni sono sorprendenti, sembra assistere a vere e proprie magie che si realizzano di fronte ai propri occhi, magie che si concretizzano e prendono forma grazie a uomini e donne dello sport.

In verità, le cosiddette “magie” sono gesti atletici che si addestrano con impegno, costanza e tenacia mediante una geniale combinazione tra allenamento fisico e allenamento mentale. Abbinare l’esercizio fisico all’esercizio mentale è l’asso nella manica che può condurre ad una significativa completezza nell’atleta che sorprende per magnificenza e spettacolarità. La letteratura specialistica c’illustra, con chiarezza e precisione, quanto la preparazione mentale possa diventare la via maestra per potenziare la prestazione agonistica, nel pieno rispetto dell’integrità psicofisica. È, infatti, intrinsecamente capace di accompagnare lo sportivo nella percezione dei cambiamenti del proprio organismo durante le sue funzioni fisiche per trarne vantaggio e ottimizzare la propria attività motoria.

Nella cassetta degli attrezzi di uno psicologo dello sport ci sono diverse tecniche di mental training, specifici strumenti scientifici con l’utilità di aiutare l’atleta a migliorare diversi aspetti nella gestione della disciplina praticata.
Tra queste ritroviamo la visualizzazione, o tecnica dell’imagery, o allenamento ideomotorio, finalizzata all’apprendimento di un gesto sportivo e al suo perfezionamento.

È una tecnica che, nella pratica del mio lavoro, mi affascina costantemente, infervorando il mio interesse e la mia passione sia in ambito sportivo che clinico.
Ma di cosa si tratta, specificatamente?
È una pratica che consiste nell’attivare, lentamente e gradualmente, determinate rappresentazioni mentali, partendo da immagini semplici fino a giungere a talune piano piano più complesse. La sua applicazione è sempre preceduta da una fase di rilassamento, col fine specifico di ottenere una condizione adeguata di concentrazione e di attenzione ricettiva, scevra da tensioni.

In questo stato, si ottengono immagini vivide, chiare e reali, in modo che l’atleta possa rievocare mentalmente i vari elementi di una scena (ad esempio, una gara), accelerando i processi di apprendimento e incrementando le prestazioni motorie.
Per una completa efficacia, in un allenamento ideomotorio e, dunque, nelle ripetizioni mentali immaginate, è importante utilizzare tutti i canali sensitivi: visivo, uditivo, cinestesico, olfattivo e gustativo.

Già nel lontano 1873 il fisiologo William Carpenter dimostrò che la rappresentazione mentale di gesti motori può condurre a risposte muscolari perché si registra una pre- attivazione nervosa già soltanto “immaginando” un movimento; l’effetto Carpenter è stato

poi ampiamente corroborato dalle moderne tecniche di brain imaging che, con innovazione e precisione, hanno messo in luce la capacità di affinare la coordinazione dei movimenti attraverso ripetute raffigurazioni mentali. Le ricerche scientifiche hanno, specificatamente, evidenziato che visualizzare immagini di movimenti porta all’effettiva attivazione e stimolazione della corteccia motoria nel cervello, proprio come se si stesse compiendo un’azione.

Nella mia esperienza pratica e professionale, gli effetti ottenibili con la tecnica dell’imagery sono portentosi e, naturalmente, soddisfacenti. L’atleta si assicura benefici sotto diversi aspetti; migliorano, di fatto, la concentrazione e l’attenzione, si registra una diminuzione dell’ansia prima e durante la gara, si rifinisce il gesto atletico e la prestazione sportiva, aumenta la fiducia in se stessi, si riesce a gestire il dolore cronico e si raggiunge una vantaggiosa padronanza del proprio schema corporeo psichico.

Il periodo sconvolgente e turbolento della pandemia che ancora stiamo attraversando, tra le sofferenze e i disagi, ci ha permesso di ristrutturarci con nuove sperimentazioni, ed è stato, pertanto, possibile utilizzare la psicologia dello sport e il mental training in maniera inusuale.

Consapevole del fatto che non sia possibile sostituire l’allenamento fisico con quello mentale, perché l’allenamento completo e proficuo è una sintesi ed un’integrazione di entrambi, durante il primo lockdown - grazie all’aiuto e all’entusiasmo di Clemente Della Rocca, Mister dell’Oasi Sanfeliciana, la scuola calcio con cui collaboro - abbiamo continuato gli allenamenti, anche se a distanza, comprensivi dei suoi video con gli esercizi fisici e i miei audio con le visualizzazioni costruite sulle sue stesse lezioni.

La tecnica dell’imagery, unita alla professionalità di una Scuola Calcio e di un Mister, preparato, attento, empatico e preciso, ha permesso all’Oasi Sanfeliciana di rimanere, costantemente, vicina ai suoi allievi in un momento di indiscussa e obiettiva difficoltà.
E anche se non abbiamo potuto dare ai nostri ragazzi la possibilità reale di mettersi le scarpette, calpestare l’erbetta del campo, abbracciare i compagni, sentire gli odori di una giornata di sport, ascoltare il vociare del pubblico durante una partita, guardare gli occhi dei compagni e del proprio allenatore, gli abbiamo permesso, con la tecnica e con la vicinanza umana, di immaginare tutto questo e di mantenere viva la speranza.