Il gioco di squadra

Le cose sono unite da legami invisibili: non puoi cogliere un fiore senza turbare una stella.
Galileo Galilei

 

 

Incollati davanti ad uno schermo per inseguire un sogno, grande o piccolo che sia, si percepiscono emozioni intense e penetranti.

Dinanzi ad un goal, o a punti che portano in vantaggio la propria squadra, si urla a squarciagola. E il cuore batte a mille.

Si crede, il più delle volte e ingenuamente, che il merito dello spettacolo sia di atleti portentosi e talentuosi, di allenamenti estenuanti o addirittura della fortuna.

Cosa si sottovaluta in una simile analisi?

Si minimizza, talvolta fino a trascurare del tutto, la significatività dello spirito di squadra, anche se, generalmente, è questo un fattore che si riconosce come sottinteso.

Varrebbe la pena, invece, porlo in evidenza come componente principale per eccellenza.

La solidità di un gruppo può fare la differenza sia in termini di prestazione che di risultato.

Anche i proverbi ricordano, con semplicità e praticità, che “l’unione fa la differenza” perché il lavoro del singolo, anche se di considerevole importanza, non può mai ergersi al pari dell’impegno e della collaborazione di più persone in sintonia.

La forza di un gruppo diventa l’asso nella manica di club e società sportive perché permette di raggiungere obiettivi di rilievo e soddisfazioni memorabili.

Chi ha praticato uno sport di squadra, anche a livello amatoriale, ha potuto provare in prima persona quanto qui esposto ma sa anche, molto probabilmente, quanto la coordinazione di un gruppo di persone possa diventare un fatto complicato.

Non basterebbe, infatti, mettere in campo, sic et simpliciter, delle persone per ottenere una squadra. Servirebbe a poco, o addirittura a niente, ai fini di prestazioni ottimali o per fare davvero la differenza.

Dietro ad un gruppo si cela un lavoro duro e impegnativo. E bisogna saperlo fare.

Come?

Anzitutto, è basilare affidarsi a figure professionali che possano seguire il team nella gestione delle dinamiche di gruppo, di modo che ognuno possa ricorrere ad accorgimenti facilitanti la collaborazione e la condivisione di strategie e obiettivi comuni.

Prima di ogni strategia e di ogni obiettivo è, però, indispensabile un elemento che faccia da collante in ogni situazione: la fiducia l’uno nell’altro.

L’allenatore svolge un ruolo primario nella gestione di un gruppo di atleti che lavorano insieme e che sono mossi dallo stesso spirito, anche se hanno naturalmente personalità diverse.

Non si tratta affatto di un lavoro di semplice attuazione ma, se ben eseguito, può condurre a realizzazioni apprezzabili e di grande portata.

Cosa dovrebbe fare, dunque, un allenatore per riuscire nell’intento qui proposto?

Dovrebbe iniziare il lavoro definendo gli obiettivi, sia con ciascun atleta che con la squadra nel suo insieme, mediante la tecnica del goal setting.

Sarebbe fondamentale, inoltre, valorizzare l’unicità e l’irripetibilità di ciascuno senza trascurare nessun elemento del gruppo, sottolineando le caratteristiche di ogni sportivo e assegnando compiti chiari e definiti.

Un allenatore efficace sa, altresì, creare e alimentare un clima emotivo-relazionale sano che permetta ai componenti della squadra di lavorare con un buon grado di benessere e di superare le eventuali ostilità, in modo da incrementare anche la percezione di appartenenza ad un gruppo coeso.

Il clima emotivo-relazionale sano è strettamente correlato alla fiducia di cui si parlava poc’anzi e permette, oltretutto, lo sviluppo di atteggiamenti quali l’accettazione, il rispetto, il riconoscimento dell’altro, l’educazione e la condivisione.

Un allenatore, con una formazione adeguata, riesce a costruire una mentalità del “Noi” in sostituzione a quella del “Me” e riesce a far fantasticare tutte le persone che, incollate ad uno schermo, inseguono un sogno, il sogno di andare oltre ad un semplice gioco, un sogno che possa addirittura svelare i segreti della vita e dello stare insieme in interconnessione, dentro e fuori da un campo.