Il dietro le quinte degli atleti: le sconfitte nella vita

Ci sono sportivi con storie brillanti che potrebbero raccontare di grandi e maestose gesta. Ci sono narrazioni di atleti che incantano e che fanno sognare ad occhi aperti. Sono i racconti di chi ce l’ha fatta, di chi si è contraddistinto dagli altri con forza e tenacia, sono le storie di chi ha vinto tutto quello che poteva vincere, collezionando trofei e soddisfazioni.

Si parla di campioni e campionesse con entusiasmo e gioia perché si intravede in molti di loro qualcosa di soprannaturale e di speciale che in fondo tutti vorrebbero possedere. Sono personaggi che permettono di non abbattersi dinanzi ai dispiaceri della vita e che concedono attimi di spensieratezza, attimi in cui si è capaci di credere ancora in se stessi e nelle proprie infinite possibilità esistenziali.

E si narrano ai più piccoli stralci di vita di persone vittoriose come si potrebbe fare di eroi che hanno vinto battaglie e guerre storicamente rilevanti.

Si ha la speranza che possano funzionare da modello da imitare.

Sono davvero dei super eroi? Sono davvero dei portentosi che non conoscono sconfitta?

In verità, i riflettori si accendono, con luci splendenti, troppo spesso, solo e soltanto, sulle vittorie, trascurando il realistico dietro le quinte degli atleti.

E dietro le quinte c’è l’intreccio tra sport e vita, ove le sconfitte sono burrascose, numerose e dolorose. E ci sono i particolari della quotidianità che celano difficoltà, talvolta enormi e insormontabili come quelle dei comuni mortali. E sono sconfitte che non riguardano solo la vita sportiva e professionale, sono le preoccupazioni, le difficoltà e le perdite della vita personale.

Non sono invincibili anche se mostrano agli occhi del mondo circostante, con sacrificio e impegno, un equilibrio sempre e comunque invidiabile. Eppure quando cadono hanno paura, soffrono, si vergognano, si sentono in colpa, sono a disagio, sono vulnerabili e piangono se la situazione lo richiede. Sono esseri umani. Sono però combattivi, nella vita come nello sport, non mollano mai e credono sempre di potercela fare. Guardano in faccia i problemi, a volte improvvisi e drammatici, proprio come guardano in faccia gli avversari in una gara, guardano con coraggio, sempre. Non si abbattono, né da atleti né da esseri umani, adattandosi con padronanza di se stessi e con la consapevolezza di poter anche perdere.

Il primo passo sta proprio nell’accettazione radicale di non poter controllare tutto, non si tratta di rassegnazione quanto piuttosto di un’abilità che permette di fare la differenza e di poter pianificare la risalita dopo una caduta.

Pianificare significa fare qualcosa e non si riduce certamente ad una resa. Ma per agire occorre forza e vigore. E gli sportivi insegnano magistralmente che la forza e la grinta sono presenti in ciascun essere umano. La forza in ciascuno è potente e non ha limiti, è una fiamma sempre accesa, poderosa e rinvigorente. È tuttavia presente anche intorno ad ogni persona, atleta e non. Il mondo è pieno di forza da cui poter attingere nelle cadute esistenziali, quelle per cui non sempre ci si sente preparati, quelle che arrivano come inaspettati terremoti, carichi di un senso di ingiustizia che non si riesce proprio a mandare giù.

Uno sportivo vero quando cade o perde prova delusione, sconforto, tristezza e sperimenta tutte le sfumature emotive, ma poi segue il suo fuoco interiore, ascolta se stesso, mette insieme forza, coraggio, determinazione, grinta e si rialza. Anche questo significa allenarsi, allenarsi ad essere, ogni giorno, una persona migliore e a vedere nelle cadute e nelle sconfitte un’opportunità di crescita.

E allora si vince per davvero.