Insegnare le "life skills" attraverso lo sport

Il valore dello sport per la qualità della crescita fisica, sociale ed emotiva di bambini e ragazzi è ampiamente, e fattivamente, perseguito e riconosciuto in molte società sportive giovanili.

Negli ultimi anni, in particolar maniera, lo sport ha evidenziato l’intrinseca capacità di facilitare lo sviluppo delle “life skills”, le “abilità per la vita”, utili e funzionali all’ottimizzazione della performance sportiva ma, al contempo, applicabili e spendibili in tutti gli ambiti esistenziali, attuali e futuri, favorendo una maturazione bilanciata dell’organizzazione di personalità dei giovani.

Lo sport diventa così luogo privilegiato di preparazione alla vita.

Non basta, però, semplicemente fare sport per migliorare le “life skills”, perché esse vanno apprese attraverso processi di insegnamento sistematici, basati su una formazione professionale, strutturata e programmata.

Gli adulti, a stretto contatto con bambini e ragazzi nei contesti sportivi, hanno un’influenza significativa sui giovani atleti e, pertanto, sono chiamati a perseguire una preparazione completa per trasferire competenze generalizzabili in tutte le aree di funzionamento della vita.

Si tratta di guardare “oltre” e integrare la dimensione puramente sportiva a quella educativa, in modo che gli allenamenti abbiano effetti e benefici anche lontano dai campi di gioco.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel 1993, pubblica un documento sull’insegnamento delle “life skills” nella scuola, con cui presenta ed elenca dieci strategie adattive da trasferire ai più giovani per essere efficaci nelle diverse situazioni di vita quotidiana.

Le abilità individuate dall’OMS sono la consapevolezza di sé, la gestione delle emozioni, la gestione dello stress, l’empatia, la presa di decisione (decision making), la risoluzione dei problemi (problem solving), il pensiero creativo, il pensiero critico, la comunicazione efficace e le relazioni interpersonali efficaci.

Accanto alla scuola e ad altri ambiti educativi, anche i contesti sportivi sono ambienti pienamente capaci di promuovere le suddette capacità socio-emotive, permettendo ai bambini e agli adolescenti di allenarsi non solo per essere atleti ma per definirsi come persone in grado di rispondere agli avvenimenti con prontezza, incisività e spirito di adattamento.

La disciplina sportiva è, dunque, parte integrante e fondante della maturazione globale dei nostri ragazzi. E il momento apocalittico che stiamo attraversando ci mostra, in effetti, quanto sia necessario essere equipaggiati nell’affrontamento di imprevedibilità e complicazioni improvvise da cui non si può rifuggire.

Senza “life skills” difficilmente si riuscirebbe a venirne fuori, ed è questo uno dei motivi per cui le società sportive giovanili hanno bisogno di ricoprire un ruolo costante nella vita dei giovani atleti, anche e, soprattutto, in periodi simili. Per questo, e molto altro, lo sport è imprescindibile dalla crescita fisica, cognitiva, emotiva, psicologica e sociale di ciascuno.

Insegnare le “abilità per la vita” è impegnativo e richiede fatica, continuità e collaborazioni fra tutte le parti dell’entourage sportivo poiché non si tratta di improvvisare o di procedere con bacchette magiche quanto piuttosto di programmare strategie didattiche funzionali allo sport con peculiarità psicoeducative. Vanno, quindi, costruiti piani di allenamento precisi per riuscire nella costruzione e nella sperimentazione di competenze impiegabili sia nel qui ed ora che in tutto l’arco della vita.

La strada di attuazione sembrerebbe ancora lunga e, a tratti, in salita e tortuosa ma le sfide sono un elemento chiave di ogni realtà sportiva e per i più temerari appaiono fascinose ed intriganti. In tante realtà le parole si sono già ampiamente trasformate in fatti e concretezze ammirabili e rappresentano, a parer mio, pietre miliari. Non ci resta che continuare a costruire.