Vittoria e Sconfitta nello sport

Parlare e vivere di Sport equivale ad attraversare immagini e argomentazioni intrise di vittorie e sconfitte. Non è importante qui, ora per me, focalizzare sull’una o sull’altra.

Sono entrambe necessarie ai presenti fini argomentativi.

Noi italiani, solo da pochissimi giorni, siamo usciti vittoriosi dagli Europei, guazzanti nell’orgoglio e nella fierezza. E gli altri? Sono stati sconfitti, inevitabilmente sconfitti.

Ma la vittoria non è per sempre, è passeggera, la vita ci propone e ripropone altre sfide, quotidiane o epocali che siano.

Tutto questo non avviene certamente solo nello Sport, soltanto che il mondo sportivo si presta con naturalezza a diventare un palcoscenico dove nitidamente si scorgono lunghe ed estenuanti battaglie tra le due avversarie in questione. Ma è tutto all’ordine del giorno, lo Sport ci rappresenta ciò che naturalmente appartiene alla nostra esistenza tutta.

E se è qualcosa che riguarda tutti noi e in ogni attimo della vita, sarebbe necessario allenarsi per non farsi trovare impreparati in situazioni evidentemente coinvolgenti da un punto di vista emotivo.

Sì perché sia la vittoria che la sconfitta, nella loro natura più intima e profonda, si pongono e si impongono per essere notate. Non passano inosservate. Le percezioni che abbiamo di entrambi i costrutti creano in noi stati emotivi molto intensi, in un caso piacevoli e nell’altro dolorose, in entrambi i casi sono forti, tanto forti da creare scompensi regolatori a livello emozionale.

Scompensi che non permettono di essere centrati e stabili, nel bene o nel male e che, soprattutto, allontanano ciascuno dal vero valore delle esperienze, siano esse sportive o di gestione quotidiana. Esperienze che imprimono, nella mente collettiva, memorie che si allontanano dall’abilità di immergersi, con pienezza e consapevolezza, nei momenti di vita che ci appartengono, da quelli più semplici a quelli più grandiosi.

Le vittorie e le sconfitte sono impostori che rubano la scena alla bellezza vera, alla profondità di ogni circostanza, rubano come ladri che si appropriano di beni di altri con l’intento di farlo. Allontanano l’attenzione da ciò che effimero e passeggero non è: vivere ed esperire con il piacere di esser-Ci.

Sono impostori che puntano il dito contro chi perde, sottintendendo che lo sconfitto non ha valore poiché lo ha preso tutto l’eroico vincitore. Sono impostori che lasciano sfumare il vero senso della vita. Sfuma infatti il piacere vero e concreto di ciò che si assapora nell’attesa, qualunque sia il traguardo che poi si raggiunge. Si perde la consapevolezza del divenire, si perde il contatto autentico e vitale con se stessi e con gli altri.

Si perde la consapevolezza che le competizioni e le gare sono momenti decisivi mentre si preparano e si svolgono, momenti appartenenti a persone che si  incontrano-scontrano col fine di condividere e comunicare la gioia di esistere.
Non contano gli atleti ma contano gli uomini e le donne che competono per conquistare un successo collettivo, in memoria di ciò che possiamo essere e diventare se siamo uniti ed interconnessi, anche soltanto nella mente.

Cambiare prospettiva rispetto a tali concezioni, più vicine di quanto pensiamo al nostro affaccendarsi giornaliero, può insegnare principi significativi a noi e alle generazioni che ci seguiranno.