Aspetti psicologici dell'infortunio sportivo

La vita è sempre degna di essere vissuta e lo sport dà possibilità incredibili per migliorare il proprio quotidiano e ritrovare motivazioni.

Alex Zanardi

Lo sport è scenario privilegiato della connessione mente-corpo. La carriera sportiva di un atleta, in ambito professionistico e dilettantistico, è, difatti, la risultante di prontezza e preparazione sia fisica che psicologica, dispiegata in indissolubili e delicati intrecci.

L’equilibrio dell’unione tra la mente e il corpo può, improvvisamente, andare in frantumi a seguito di un infortunio, destabilizzando drasticamente il senso dell’identità dell’atleta e innescando risposte fisiche, cognitive ed emotive significative, talvolta irruenti.

L’atleta si ritrova catapultato, pertanto, senza nessun preavviso, in un evento avverso, percependolo come soverchiante e spaventante.

L’infortunio è, spesse volte, un nemico invisibile, silenziosamente in agguato, capace di materializzarsi bruscamente nella vita di un atleta alle prese con la sua pienezza fisica e mentale. Il suo potere è terrifico perché non sempre concede un diritto di replica, perlomeno non nell’immediato.

Un infortunio è un evento multifattoriale che impatta sostanziosamente sulla qualità della vita dell’atleta in tutte le aree di funzionamento, mettendo a rischio la sua salute in tutti i suoi aspetti intestini.

Va affrontato, pertanto, con modalità e approcci olistici e multidisciplinari, senza trascurare la globalità della persona che si ritrova a vivere un dramma importante con probabili conseguenze di grossa portata.

Ma cosa cambia di concreto e di tangibile nella vita di chi s’infortuna, tanto da verificarsi una potente destabilizzazione, tale da meritare attenzione, accuratezza di azione, raffinata preparazione professionale e una buona dose di empatia in chi è chiamato ad intervenire per il recupero?

L’atleta percepisce, anzitutto, un dolore fisico e una fatica corporea che compromettono il vigore e la prontezza di un corpo allenato e prestante; nel contempo, si ritrova a confrontarsi con un vissuto traumatico di perdita e di angoscia che mette a rischio l’immagine di persona e di sportivo con obiettivi e sogni.

L’infortunio ha, altresì, una ricaduta sul benessere sociale perché l’atleta perde, pur se temporaneamente, il suo ruolo e la sua posizione. Inizia, infatti, a doversi confrontare con situazioni e contingenze che lo portano a relazionarsi con figure dello staff tecnico differenti dal solito. Una certa ed indefinita diversità sembra appropriarsi di se stesso, senza chiedere permesso alcuno. Si trova, così, faccia a faccia con una prepotente frustrazione che, tutto d’un tratto, gli toglie il respiro.

Ne consegue un vissuto imponente di paura, incertezza, solitudine, tristezza, rabbia, delusione, senso di colpa, ansia e apatia. L’intensità emotiva è tale da sequestrare la sua mente, traducendosi in un insieme di mancanza di speranza, arrendevolezza e sensazione di fallimento. L’atleta potrebbe, in tali condizioni, non accettare l’accaduto fino ad arrivare ad un possibile abbandono della pratica sportiva.

Come si può, dunque, affrontare un infortunio sportivo senza compromettere la persona e l’atleta nel breve e nel lungo periodo?

Tenendo conto che il post - infortunio è un tempo da utilizzare per recuperare e ripristinare la sintesi e l’integrazione corpo-mente prima di riprendere la pratica sportiva, col fine ultimo di riconquistare l’efficacia e l’efficienza delle performance. Questo tempo si trasforma in un’attesa intrisa di significati non trascurabili, ove c’è una persona prima ancora di un atleta, e, in quanto tale, merita un ascolto attento e attivo in modo da entrare pienamente in contatto con la sua unicità.

In tal ordine di idee, la psicologia dello sport assume un ruolo rilevante in grado di contribuire, a pieno titolo, al recupero dello sportivo attraverso programmi d’intervento combinati tra tecniche fisiologiche e abilità psicologiche, conferendo un imponente spazio alla ristrutturazione e alla riorganizzazione della sua identità e della sua immagine, nell’ottica di una vita sempre degna di essere vissuta.