L’intelligenza agonistica

In quanto esseri umani, siamo costantemente chiamati a rispondere a situazioni sfidanti, i fatti della vita ci mettono dinanzi a scelte, piccole o grandi che siano, dandoci la possibilità di sperimentare le nostre connaturate capacità adattive.
Guardiamo, inoltre, con ammirazione profonda e con una frizzante curiosità coloro i quali, a nostro dire, sono particolarmente abili nell’affrontare gli avvenimenti della propria esistenza e che, ai nostri occhi, nelle sfaccettature della quotidianità, appaiono come veri e propri fautori di “grandi imprese”.

E nell’osservazione di chi, in ogni area della vita, dallo sport a situazioni estreme, si adatta e non si piega, ci chiediamo quali siano le capacità a cui ricorrere per fare così tanto la differenza nei risultati raggiunti, o, comunque, da poter raggiungere.
Siamo portati a dare, impulsivamente, risposte magiche e frettolose al quesito appena posto, ci convinciamo, il più delle volte, che chi è vincente nel passaggio da una difficoltà all’altra, trovando soluzioni adattive e creative, è un essere con doti soprannaturali. La risposta è rassicurante ma non esaustiva, e neanche veritiera.

Una realtà che separa i comuni mortali da chi ha i super poteri, di fatto, è una concezione riduttiva e, alquanto, semplicistica. Pertanto, in una dissertazione che cerca di guardare oltre la forma per entrare nel vivo della sostanza dei fatti, non convince a lungo.
Quali sono, dunque, le capacità coinvolte? Quali le competenze?

Nella mia formazione e nello svolgimento della mia professione, ho imparato, e imparo continuamente, a guardare ben al di là di ciò che appare, mi piace sbirciare, letteralmente, dietro le quinte, e mi concedo, attimo dopo attimo, di scorgere concretamente infinite risorse e possibilità in me stessa e in ogni sguardo che incrocio.

Tra le risorse di cui siamo naturalmente corredati col fine di riuscire nelle dinamiche evolutive, c’è l’intelligenza agonistica, un’intelligenza che riesce ad unire la mente emotiva e la mente razionale in una “mente saggia”, concedendoci di entrare in sintonia con la pienezza di noi stessi e di riuscire a dare il meglio in armonia con l’ambiente circostante. Non è certamente dote e caratteristica di pochi eletti ma che, piuttosto, appartiene a tutti e che va allenata e coltivata. Permette, infatti, di essere intuitivi, ordinati, illuminati ed illuminanti, abili ascoltatori e attenti osservatori di tutto ciò che fluisce nell’esperienza presente per poterne trarre vantaggio. Uno sportivo non può prescindere dall’allenare e dal nutrire questo tipo d’intelligenza perché si precluderebbe di esprimere se stesso e le proprie potenzialità, nel superamento naturale dei limiti che, sovente e intimamente, si pone poiché fuso con l’dea distorta di non poter fare altrimenti.

Nella mia esperienza lavorativa nel mondo dello sport, a diretto contatto con diversi atleti, mi sono spesso confrontata con chi ha faticato per riuscire ad accedere ad un livello superiore di funzionamento e che, molte volte, si è incastrato nel fluire disordinato e caotico della propria mente con rigidità e inflessibilità. Sono situazioni sfidanti e comuni che comportano sicuramente sacrificio e impegno attivo, ma che poi conducono al compimento di un processo ineguagliabile: la vittoria nella lotta con i nemici interni e l’esplorazione diretta della cosiddetta “mentalità del campione”.

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