L’importanza dello Sport nella crescita dei bambini

Le nostre giornate sono cariche di impegni e di commissioni da svolgere, siamo intimamente e profondamente arrovellati e coinvolti in deliranti corse contro il tempo, pressati da scadenze da rispettare, dinanzi ad un tempo beffardo che ci sfugge senza tregua, lasciandoci vacuamente impotenti.

E in uno scorrere disordinato di vite complicate e in uno scenario di resa ingestibile, la nostra attenzione, troppo spesso, viene richiamata, improvvisamente e bruscamente, da fatti di cronaca che, almeno per una manciata di secondi, ci lasciano senza parole e senza forza.
Ed è in quei pochi secondi che qualcuno tra noi si ritrova a fare i conti con una realtà spaventosa e spaventante e con riflessioni che, inverosimilmente, spingerebbero a fermare il mondo intero e le sue frenesie per cambiar rotta.

Cosa sta succedendo alle nostre esistenze? Cosa abbiamo sbagliato e cosa ci sfugge? Ma, soprattutto, ne abbiamo consapevolezza?
Pongo queste domande, anzitutto, a me stessa, in quanto adulta, genitore e professionista impegnata, a più livelli e in più contesti, con bambini e adolescenti.

E per provare ad approcciare una risposta, faccio ricorso ad uno degli ultimi avvenimenti drammatici che hanno catturato il nostro addolorato interesse. Sto parlando della crudele notizia della morte di una bambina di 10 anni a causa di una sfida su un social network, vicenda che non può, e non deve, lasciarci indifferenti.

Merita più di pochi secondi del nostro tempo e della nostra attenzione perché è la chiara indicazione di una pericolosità invadente e perturbante, e riguarda tutti noi, in particolar modo se siamo adulti di riferimento di chi è in piena maturazione evolutiva.
I nostri bambini e ragazzi sono alla ricerca di una naturale sperimentazione per permettersi di crescere, e se si perdono in qualcosa di più grande di se stessi e di funesto, è soltanto perché non ne hanno consapevolezza. Iniziano così a vagare in un luogo sconfinato e ipertecnologico, qual è la rete, come veri e propri orfani, soli e abbandonati a se stessi senza gli adeguati strumenti per potersi difendere dalle numerose e subdole minacce, sempre in agguato in una realtà sconosciuta ed imprevedibile.

Senza un’appropriata preparazione, il mondo virtuale diventa una trappola fatale che non dà scampo a nessuno, e che trasforma, tout court, in simili e molteplici infauste situazioni, tutti noi adulti in vittime e carnefici, contemporaneamente.
Accompagnare i bambini lungo il delicato percorso dello sviluppo psicofisiologico, in piena sicurezza e serenità, è un atto doveroso e responsabile, nel rispetto del soddisfacimento di bisogni universali e irrinunciabili di chi, come i nostri ragazzi, per natura, si affida a noi.

Le mie parole non cercano nessun colpevole perché credo, con fermezza, che non ci siano, sono parole che rappresentano, piuttosto, un’analisi scrupolosa della relazione adulto-bambino, nell’ottica di iniziare ad informare e a richiamare l’adeguata attenzione, e col fine ultimo di prevenire accadimenti tragici e dolori inesprimibili.

La rete non è un luogo sicuro per i nostri bambini, e anche se, il più delle volte, con semplicità si considera il tutto un gioco, non lo è affatto.
Crescere è una sfida, è un processo delicato che richiede cure raffinate e che non concede leggerezze da parte degli adulti; i bambini sono maggiormente vulnerabili e vanno ascoltati e protetti.

È in questa contestualizzazione che trova uno spazio concreto lo sport, una delle strade percorribili per ridisegnare scenari a cui ci siamo tristemente abituati e arresi, dopo essercene innamorati con gli occhi bendati.
Lo sport, a mio avviso, ha caratteristiche salvifiche perché aiuta i bambini e i ragazzi a superare i propri confini, a padroneggiare lo spazio fisico e mentale, a misurarsi con se stessi, con gli altri e con il mondo circostante e reale. Permette loro di saggiarsi ed esplorarsi nella propria completezza di essere umani, sviluppando abilità fisiche, cognitive, emotive, psicologiche e sociali.

Lo sport riveste, dunque, un ruolo insindacabile e non demandabile, in toto, alla tecnologia e a ciò che appartiene a contesti virtuali, aiuta nella crescita e nello sviluppo, scongiurando perdizioni che possono mettere a repentaglio la vita dei più piccoli.
Non è mio intento però demonizzare l’uso di piattaforme virtuali, di social e di tutta la tecnologia poiché credo che siano strumenti estremamente utili, e la pandemia ha egregiamente evidenziato quanto appena enunciato.

Il punto non è questo, il punto è la tutela dei nostri piccoli, che annoiati si rifugiano in qualcosa di apparentemente attraente ma che, di fatto, risulta anche temibile, e a tratti angustiante, se non si è equipaggiati a fronteggiare ciò che sapientemente nasconde.
Pertanto, bisogna prima crescere e maturare e per farlo un valido alleato è lo sport, ricchezza preziosa, leale ed onesta.